La terapia strategica. Intervista a Luigi Cancrini.

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La notte stellata. Rivista di psicologia e psicoterapia n° 1/2019 – DIALOGHI – pag 2-3

La terapia strategica.
Intervista a Luigi Cancrini.

A cura di Federico Bussoletti*
Riprese e montaggio Igor Siciliano**, Andrea Ferrazza***



Riprendiamo il “viaggio nel tempo”, iniziato con il dialogo che aveva come tema principale la terapia strutturale di Salvador Minuchin, parlando con il Professor Cancrini, di terapia strategica.
Quando ci riferiamo a questo approccio, la figura che ad esso si associa è quella di Jay Haley. Il Professore ci guida nel tracciare un ritratto di Haley, che ha conosciuto e con il quale ha collaborato, e del contesto culturale entro il quale ha elaborato il suo pensiero terapeutico.
È un viaggio “letterario”, che ci ha portato a ripercorrere le opere più importanti di Haley, tra le quali “Terapie non comuni” e “La terapia del problem solving”, constatando come, a decenni di distanza, il loro contenuto sia ancora di grande attualità. A questo proposito non mancano i riferimenti alle modalità di supervisione che sono alla base della formazione in psicoterapia sistemica e relazionale. Come terapeuta Haley «mantiene l’iniziativa in tutto quello che si verifica nel corso della terapia ed elabora una tecnica particolare per ogni singolo problema»; come formatore, tanto nella supervisione indiretta, quanto in quella diretta, suggerisce al terapeuta come e cosa fare. Il principio da seguire è quello “dell’imparare facendo”: «la terapia è un incontro personale, e un terapeuta può imparare come farla solo facendola. Tutte le altre attività del training sono marginali».
È su queste idee, ci racconta il Professore, che si fonda ancora oggi la proposta formativa portata avanti dal “Centro Studi di Terapia Familiare e Relazionale”
.

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Let’s continue our journey through time, which began with the dialogue that had Salvador Minuchin’s structural therapy as its main theme, talking to Professor Cancrini about strategic therapy.
When we refer to this approach, the figure associated with it is that of Jay Haley.
The Professor guides us in drawing a portrait of Haley, whom he met and with whom he collaborated, and of the cultural context within which he developed his therapeutic thought. It is a “literary” journey, which led us to retrace the most important works of Haley, such as “Uncommon therapies” and “Problem solving therapy”, noting how, after decades, their content is still of great actuality. In this regard, there is no lack of references to the methods of supervision that are the basis of training in systemic and relational psychotherapy. As a therapist, Haley «maintains the initiative in everything that occurs during the course of the therapy and elaborates a particular technique for every single problem»; as a trainer, both in indirect and direct supervision, he suggests to the therapist how and what to do. The principle to be followed is that of “learning by doing”: «therapy is a personal encounter, and a therapist can learn how to do it only by doing it. All other training activities are marginal».
It is on these ideas, the Professor tells us, that the training proposal carried out by the “Center for Family and Relational Therapy Studies” is still based todays.



Note

*Dott. Federico Bussoletti, Psicologo e Psicoterapeuta sistemico-relazionale, didatta dell’Istituto Dedalus.

Riprese e montaggio:
**Igor Siciliano, Psicologo e psicoterapeuta di formazione sistemico-relazionale, allievo didatta dell’Istituto Dedalus.
***Andrea Ferrazza, specializzando dell’Istituto Dedalus.

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