Systemic Approaches to Therapy Manuals: Family Situation Mapping.
Antropologia sociale e storia delle religioni al servizio dell’Egittologia.
La notte stellata. Rivista di psicologia e psicoterapia n° 1/2022 – RECENSIONI – pag 103-106

Rituale.

di Rita Accettura e Angela Viscosi.

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Il rituale può essere definito come una sequenza di comportamenti messi in atto secondo una specifica processualità ed il cui significato non si esaurisce o addirittura prescinde dall’azione stessa.
Prima ancora che nel comportamento degli individui, è possibile rintracciare sequenze di rituali già nel mondo animale; come sottolinea Galimberti “a differenza del mito che è una rappresentazione che si affida alla narrazione verbale, il rito è una sequenza gestuale ad espressione pragmatica” (Galimberti, 2003).


I rituali personali sono “espressioni dello specifico modo dell’individuo di essere in relazione con i propri simili” (Bonino, 1987) e con se stessi. Riflettono specifiche modalità ripetitive di interazione con se stessi e con gli altri, che definiscono la relazione. In situazioni di disagio i rituali personali non perdono gli aspetti di significato, ma sono per lo più pervasivi ed invalidanti. Se nel disturbo ossessivo compulsivo essi rappresentano tentativi di “[…] ridurre l’ansia o il disagio o a prevenire alcuni eventi o situazioni temuti” (APA, 2018), nel disturbo schizotipico caratterizzano una personalità guidata da un pensiero magico che rintraccia in essi possibilità di esercitare potere e/o di ricevere protezione.

In entrambi i casi, come ben descrive Lorna Smith Benjamin attraverso la lente SASB 2 , i rituali rappresentano un tentativo della persona di controllare una realtà dolorosa, attraverso la sottomissione ad essi, rituali che il più delle volte evocano mandati familiari complessi ed incomprensibili.


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