Terapie “allo schermo”: un incontro possibile?

Elogio della poesia nella vita e nella psicoterapia.
Il tempo della distanza: percorsi di solitudine e ritiro sociale.
La notte stellata. Rivista di psicologia e psicoterapia n° 2/2020 – 2+2 NON FA 4 – pag 105-119

Terapie “allo schermo”: un incontro possibile?

Andrea Ferrazza*, Anna Santangelo**


Abstract (a cura di)
Eluana Ballarò, Patrizia Costante
Nell’ambito del progetto “Dedalus – Covid 19”, molte situazioni interessanti e impegnative sono arrivate al nostro Servizio di colloqui gratuiti durante il lockdown. Ci siamo a lungo interrogate sulle storie che abbiamo raccolto in questi lunghissimi mesi di pandemia e abbiamo provato a fare delle riflessioni che potete leggere nella rubrica Ricerca e Formazione.
In questa rubrica abbiamo invece pensato di presentare una prima raccolta di alcuni casi seguiti dai nostri colleghi.
Tra le tante, ci sembra utile riportare queste due situazioni perché esemplificative da un lato, della possibilità che il nostro servizio ha avuto di intercettare richieste di aiuto trasformandole in una domanda più squisitamente terapeutica e dall’altro, delle difficoltà legate al setting a distanza e all’uso delle tecnologie come, per esempio, ben spiega nella seconda storia Anna Santangelo.
Il primo caso di Andrea Ferrazza racconta come, a volte, l’aiuto passi proprio attraverso l’accoglienza di una richiesta da poter poi orientare ai servizi pubblici del territorio di appartenenza.
In questa situazione la cosa interessante che ci preme sottolineare è il fatto che i protagonisti provengono da situazione multi problematica e quanto questo, spesso, impatti sulle capacità di orientarsi nel mondo circostante: infatti, questi due giovani adulti sentono profondamente il bisogno di un aiuto ma non sanno come fare né da dove cominciare. Il lavoro del terapeuta è stato quello di orientare e rendere possibile una richiesta di aiuto più concreta da portare avanti sul proprio territorio.
Ringraziamo i colleghi per aver saputo condividere un racconto ma anche le difficoltà incontrate nelle situazioni da loro seguite.
 


Abstract
As part of the “Dedalus – Covid 19” project, many interesting and challenging situations came to our Free Interview Service during the lockdown. We have long wondered about the stories we have collected in these long months of pandemic and we have tried to make some reflections that you can read in the section Research and Training. In this column we have instead decided to present a first collection of some cases followed by our colleagues. Among the many, it seems useful to report these two situations because they exemplify on the one hand the possibility that our service has had to intercept requests for help, transforming them into a more purely therapeutic question and on the other hand, of the difficulties related to remote setting and the use of technologies as, for example, Anna Santangelo explains well in the second story. The first case of Andrea Ferrazza tells how, at times, help goes through the acceptance of a request that can then be directed to the public services of the territory to which it belongs. In this situation, the interesting thing that we want to underline is the fact that the protagonists come from a multi-problematic situation and how much this often impacts on the ability to orient themselves in the surrounding world: in fact, these two young adults deeply feel the need for help but they don’t know how to do it or where to start. The therapist’s job was to guide and make possible a more concrete request for help to be carried out on his own territory. We thank our colleagues for sharing a story but also for the difficulties encountered in the situations they followed.

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Note
* Dott. Andrea Ferrazza, Psicologo e psicoterapeuta in formazione presso l’Istituto Dedalus.
** Dott.ssa Anna Santangelo, Psicologa e psicoterapeuta in formazione presso l’Istituto Dedalus.

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