di Francesco Colacicco

Questo numero è dedicato a tutti noi.
Ai terapeuti e ai loro pazienti, a chi chiede aiuto ed a coloro che l’aiuto provano a dare. Coniugare scienza, studi e tecnica con passione, affetti e comportamenti non è mai semplice. Districarsi nel caos della vita di tutti noi non è mai semplice ed il risultato non è mai scontato. Pensare in grande e restare con i piedi in terra non è mai semplice ed il risultato non è mai scontato. Ma senza utopie non ci sono cambiamenti e senza cambiamenti i sistemi umani non evolvono, si bloccano e poi muoiono. Così è a tutti livelli, con se stessi, nelle relazioni interpersonali, nei piccoli e nei grandi gruppi, nella società.
1. Sono passati quaranta anni dalla 180. Una legge che ha segnato un’epoca e che molti cambiamenti ha provocato.
Della pazzia in tanti hanno scritto e parlato, documentato e studiato. Da sempre su di essa hanno dibattuto filosofi, medici e psicologi. Da sempre è stata fonte di ispirazione per scrittori, poeti, pittori, musicisti. Nell’Enrico IV, atto II, tre anni dopo il ricovero della moglie Maria Antonietta in un ospedale psichiatrico, Pirandello fa parlare così i suoi personaggi:
“… E guai a chi un bel giorno si trovi bollato da una di queste parole che tutti ripetono! Per esempio: ‘pazzo!’ – Per esempio, che so? – ‘imbecille!’ – Ma dite un po’, si può star quieti a pensare che c’è uno che si affanna a persuadere agli altri che voi siete come vi vuole lui, a fissarvi nella stima degli altri secondo il giudizio che ha fatto di voi? … Perché trovarsi davanti ad un pazzo sapete che significa? Trovarsi davanti a uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi, la logica, la logica di tutte le vostre costruzioni”.
Nel 1961 Ervin Goffman scrisse Asylums: Essays on the Condition of the Social Situation of Mental Patients and Other Inmates: “Dopo l’ammissione, i propri beni personali vengono manipolati e palpati da un addetto, come se stesse facendone l’inventario per immagazzinarli. Lo stesso internato può venire frugato e perquisito fino al punto di praticargli – così come viene riportato nella letteratura – un’ispezione rettale … In questi casi è colui che perquisisce, così come la perquisizione stessa, che penetra nelle riserve private dell’individuo e viola i territori di sé”….. “Nelle istituzioni totali questi territori appartenenti al sé sono violati, la frontiera che l’individuo edifica fra ciò che è e ciò che lo circonda è invasa e la incorporazione del sé profanata”.

Leggi

banner news_5

banner_corsi