
La formazione continua.

Il tempo della terapia e la persistenza della memoria.
La notte stellata. Rivista di psicologia e psicoterapia n° 1/2026 – RECENSIONI – pag 132-133
La corazza e l’abisso”. Prefazione del libro di Giuseppe Marras di Luigi Cancrini.
Il lavoro psicoterapeutico – Freud lo segnalò per primo – si basa sul tentativo di riconoscere il dolore alla base dei sintomi per cui il paziente chiede aiuto. Il rabdomante cerca l’acqua, diceva Freud, lo psicoanalista cerca il dolore. In che modo, tuttavia, un lavoro di questo tipo può essere praticato con dei pazienti (i tossicomani del terzo tipo) caratterizzati soprattutto dal bisogno di fuggire di fronte al manifestarsi del dolore psichico e dalla convinzione di poterlo controllare (sospendere, allontanare) con l’uso del farmaco?
Un tentativo di risposta a questo quesito sta nell’avventura vissuta con un paziente difficile da un terapeuta appassionato come Giuseppe Marras di cui questo bel libro è la testimonianza più onesta e più scomoda che mi sia capitato di leggere o di incontrare nel corso di tanti anni dedicati alla supervisione del lavoro di colleghi impegnati in questo tipo di lavoro.Scarica la versione completa dell’articolo (DOWNLOAD)
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