Portare la famiglia sulla luna.

Attaccamento Traumatico e Co-regolazione.
“Tra segreto e vergogna. La violenza filio-parentale”.
La notte stellata. Rivista di psicologia e psicoterapia n° 1/2020 – RECENSIONI – pag 198-201

Portare la famiglia sulla luna. Storia di uno spettacolo senza differenze.

di Alessandra Pomilio


“Papà al centro dell’attenzione, che gigante sorpresa. Sa, proprio non me lo aspettavo.” Così dice un ragazzo di appena ventitré anni, raggomitolato su sé stesso per contenere il rancore, mentre i suoi occhi, due grandi occhi chiari e glaciali su un volto scuro, ombrato da una folta barba, guardano la platea. Il tono sale, con lui la furia, si fa sempre più arrabbiato “mio padre ha passato tutta la vita a dire a tutti che lui era il numero uno. Che lui era meglio del suo capitano, che lui era meglio di Dio… che lui era meglio…di me.” Le ultime parole sono poco più di un sospiro che sta per rompersi in pianto. Non è una stanza di terapia il set di questa battuta, anche se a parlare è un figlio prostrato. Si tratta di Anthony, figlio di Buzz Aldrin. E’ la notte del 20 luglio 1969 e, sulla luna, Neil Armstrong ha appena piantato la sua bandiera in un successo epocale.
Dirà qualcuno “un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”. Rappresentata, molto più giù, nella sala d’attesa della NASA, da sei persone che attendono il ritorno: la moglie di Armstrong, l’elegante e austera Jane, i cui grandi occhi neri guizzano giudicanti sulla scena, l’amante di Neil, la fragile ed eterea Karen, che si aggira come un angelo nel suo abitino turchese, la sorella di Collins, Mara, che sembra più vecchia dei suoi trentacinque anni nella sua monacale e pallida fierezza, e Anthony. poi Deke Slayton, il compito camice bianco che dirige scrupolosamente la NASA, lui che dovrebbe portare il buonumore e invece, al momento dell’allunaggio, si scioglie in un pianto liberatorio. E Trixie Santjames, la sua assistente, una giovane mente fervida che si sente sopraffatta dagli eventi. Infine Roberta Parlton, la fiera giornalista, la penna d’oro d’America, il cui oro però non riesce a sciogliersi al fuoco dei grandi sentimenti.

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