La psicoterapia come esperienza di Riconoscimento.

Sull’altalena delle emozioni di una terapeuta in formazione.
La coterapia nella supervisione diretta online.
La notte stellata. Rivista di psicologia e psicoterapia n° 1/2021 – IL SEMINARIO – pag 80-98

La psicoterapia come esperienza di Riconoscimento.

di Giovanni Di Cesare*


Abstract
Perché andiamo in psicoterapia? Perché siamo terapeuti? Per conoscerci? Per riconoscerci? Per farci riconoscere? Per aiutarci l’un l’altro in questo processo infinito di ri-conoscimento reciproco?

“In realtà, ogni lettore (paziente e terapeuta), quando legge, è il lettore di se stesso. L’opera (la terapia) è una sorta di strumento che lo scrittore (paziente e terapeuta) offre al lettore per scoprire ciò che, forse senza libro, non avrebbe visto di se (loro) stesso. Il riconoscimento entro di sé, da parte del lettore, di ciò che il libro dice, è la prova della sua verità”. (Marcel Proust)

«La coscienza? Ma la coscienza non serve, caro signore! La coscienza come guida non può bastare. Basterebbe, forse, se essa fosse castello e non piazza, per sua natura aperta agli altri. Nella coscienza c’è una relazione essenziale tra me che penso e gli altri esseri che io penso (…) Non saprei proprio dire chi io sia». (Luigi Pirandello)

La ricerca è appena iniziata …
Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.
Wislawa Szymborska

Viviamo. Nasciamo, diventiamo bambini, adolescenti, adulti, vecchi. Moriamo. La vita scorre. Veloce ci attraversa. Veloci la attraversiamo. Veloci la perdiamo. Quasi senza accorgercene, senza “attenzione”, senza “partecipazione stupita”, senza riconoscimento.


Abstract
Why do we go to psychotherapy? Why are we therapists? To know each other? To get to know each other again? To be recognized? To help each other in this infinite process of mutual recognition?

“In reality, every reader (patient and therapist), when he reads, is his own reader. The work (therapy) is a kind of tool that the writer (patient and therapist) offers the reader to discover what, perhaps without a book, he would not have seen of himself (them). The recognition within himself, by the reader, of what the book says, is the proof of his truth ”. Marcel Proust

“Conscience? But conscience is useless, dear sir! Conscience as a guide cannot be enough. It would be enough, perhaps, if it were a castle and not a square, by its nature open to others. In consciousness there is an essential relationship between me who think and the other beings that I think (…) I really can’t say who I am “LuigiPirandello.

The research has just begun …

Cosmic savoir-vivre,
although it is silent about us,
nevertheless requires something from us: a little attention,
a few sentences from Pascale,
an astonished participation
in this game with unknown rules.
Wislawa Szymborska

We live. We were born, we become children, adolescents, adults, old people. We die. Life goes on. Fast through us. Quickly we cross it. Quickly we lose it. Almost without realizing it, without “attention”, without “amazed participation”, without recognition.

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Note
* Giovanni Di Cesare, Psicologo, psicoterapeuta, Didatta dell’Istituto IefCos.

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